Storia

 

Quando al "Gambero" bevevano e cospiravano i patrioti carbonari

In Pontevico il passato è ancora presente, pronto ad accogliere il visitatore più attento, e sopravvive come una identità culturale che non si arrende. Lo troviamo nelle abitazioni del centro, cariche di ricordi, nella maestosità della piazza che ci riporta al primo mercato della Bassa bresciana ed alle fiere esaltanti, nella geometria delle vie rimaste inalterate, nella solennità del fiume Oglio che scorre tranquillo o irruente come le stagioni della vita. 

Nelle vie strette, tra le vecchie case, all'ombra delle numerose chiese, si percepisce un qualche cosa di misterioso, di antico, che invita il visitatore ad osservare. La percezione diventa un' immagine viva quando appaiono le osterie, locali caratteristici che sono sfuggiti alle distruzioni degli ultimi decenni e che ancora riflettono lo spirito di una cultura locale che si è formata lentamente e tenacemente su questa riva sinistra dell' Oglio. Inconfondibili le locande che in molti casi conservano le insegne in ferro battuto, infisse sopra l'ingresso del locale e che oggi purtroppo si agitano come le ventaline di costume brianzolo.

La trattoria "Al Gambero" di Pontevico è certamente uno dei più vecchi locali del paese, ed ancora resiste all'usura del tempo con sufficienti energie. L'edificio evidenzia una certa nobiltà d'architettura, in una tipologia a schiera così antica e continuamente riproposta, che trova lì una delle sue più belle espressioni.

Durante il XIX secolo la trattoria "Al Gambero" è stata uno dei locali più prestigiosi di questa bella borgata; luogo di incontro della borghesia locale, di uomini di cultura che hanno scritto pagine significative del nostro Risorgimento. Troviamo il suo nome scorrendo giornali bresciani del secolo scorso e nelle lettere di autorevoli esponenti dell'epopea risorgimentale. In questo locale furono ospiti: Ugo Foscolo, Tito Speri, Federico Gonfalonieri, il nobile pontevichese Filippo Ugoni che nella sua casa del Campazzo preparava i giovani alla grande rivolta contro l'Austria. Poco distante dal Gambero, in casa Berenzi si stampavano nel 1820, cedole col motto"non vincerete in un giorno, ma vincerete, emesse per procurare un prestito alla lotta di liberazione.

I congiurati pontevichesi che lavoravano a turno al famoso torchio, si riunivano "al Gambero", col pretesto di giocare a carte,e lasciavano messaggi introducendo biglietti nel buco situato nel mezzo del banco, ove l'oste infilava le monete.

Uno dei frequentatori più assidui era il dottor Antonio Panigada, un giovane rivoluzionario morto a Bruxelles dopo quarantanni di esilio. Parlava con voce calma e convincente, usando parole rassicuranti, affascinando con i suoi modi asciutti ma austeri che incantavano e diffondevano una certa ammirazione. La sua posizione di avvocato e repubblicano lo rendevano ancor più attraente, anche per quello spirito ribelle e saldo col quale affrontava le vicende della sua vita ancorata a severi principi morali. Nei suoi lunghi anni d'esilio scrisse numerose lettere agli amici della Bassa ed in molte affora un'accorata nostalgia degli amici e delle cose più semplici che aveva amato. Ci offre anche una frammentaria descrizione della trattoria "Al Gambero"com'era attorno al 1820.

Lì, seduto su una sedia di legno sorseggiava lungo in bicchieri di piccolo formato, per quasi svuotarli in una lenta prolungata sorsata. Il goccio che rimaneva serviva solo per alzare di nuovo il gomito prima di riempire un'altra volta. Quant'ebbrezza arrivava allegra e maturata piano piano, i tavoli di legno massiccio, ed il banco con le colonnine sembravano animarsi lentamente. Un grande caminetto ornava una parete, contornato da una ringhiera in ferro battuto, con panche di fianco e sgabelli per posarvi il bicchiere. Gli avventori sedevano ai grandi tavoli, oppure attorno al fuoco, per raccontarsi le ultime novità del paese. Quattro o cinque giocatori picchiavano sul tavolo mentre l'oste riempiva i bicchieri e l'atmosfera si faceva sempre più pesante. Ogni tanto qualcuno chiedeva una bottiglia di vino di buona qualità. L'oste apriva la porta ed infilava la scala che portava direttamente in cantina: Intanto un cliente, quasi sempre un agricoltore, estraeva dalla tasche un pacchettino di carta contenente alcune fette di salame ben stagionato, fatto con carne di suino o di asino, ne prendeva una e la infilava in bocca masticando lentamente. Cercava di prepararsi il palato per meglio ospitare la fragranza del vino. Questa dei pezzetti di salame, era una usanza degliagricoltori, che passavano l'intero pomeriggio domenicale all'osteria, unico svago dopo giornate di lavoro.

Poi ad un tratto tutto'si arrestava e lasciava il posto ad un generale affettuoso sorridere. Entrava alto e solenne un personaggio famoso: Filippo Ugoni, l'uomo più ossevato del paese. Tutti si voltavano a guardare il giovane rivoluzionario, stralunato e sognatore, tutti stavno in silenzio per non fermare i sogni che soprattutto lui lanciava nell'aria, dalla sua trattoria di paese.

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